Fonti streaming per il film Benvenuti al nord sui principali portali

Animazione   Arti marziali   Avventura   Azione   Biografico   Cartoni Animati   Commedia   Documentario   Drammatico   Erotico   Fantascienza   Fantasy   Fiction   Guerra   Horror   Poliziesco   Romantico   Serie Tv   Thriller  

Megavideo | Megaupload | Movshare | Duckload | Youtube | Zshare | DepositFiles | Youload | X7.TO

Biografia di Kenny Ortega

Il coreografo degli anni '80 Coreografo e regista, Kenny Ortega ha realizzato show per grandi nomi degli anni '80 quali Cher, Bette Midlere, Barbara Streisand e Micheal Jackson. E' stato il coreografo, per citare solo alcuni dei suoi lavori, di Xanadu (1980), Bella in rosa (1986), Dirty Dancing (1987) e A Wong Foo, grazie di tutto! (1995). La relazione tra musica e immagini è sempre al centro dei suoi interessi tanto da divenire anche un pioniere del video musicale, lavorando per Billy Joel, Elton John, Diana Ross e Madonna (per cui realizza lo storico video di Material Girl). Passa alla regia nel '92 per il costosissimo Gli strilloni, musical old-fashion che si rivelerà un grosso flop al botteghino per la produttrice Disney. Segue, nel '93, la regia di Hocus Pocus, dove alcuni bambini fanno fronte a tre streghe reincarnate dai tempi di Salem. Tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio Kenny Ortega dirige diversi episodi di serial televisivi, tra cui Chicago Hope (1998), Grounded for Life che gli vale una candidatura agli Emmy Awards, Una mamma per amica (2002-2006) e Ally Mc Beal (2001-2002). Nel 2002 dirige la coreografia delle cerimonie di apertura e chiusura dei giochi olimpici invernali di Salt Lake City. Il lavoro gli vale due Emmy. High School Musical Il vero successo arriva però nel 2006 con la regia e coreografia di High School Musical, musical del Disney Channel per teenager che diventa presto il caso dell'anno negli Stati Uniti, con un successo che raccoglie attorno al piccolo schermo 250 milioni di spettatori. Unendo musica e storie di teenager, la coreografia mette in scena i classici temi dell'amicizia, del gruppo e dei primi amori. Ortega riesce ad attirare un pubblico apparentemente sterminato, con un richiamo talmente elevato che solo l'anno seguente si realizza il seguito e nel 2008 la versione per il grande schermo: High School Musical 3: Senior Year. Nel film non si deve cercare una storia credibile o fuori dal cliché ma una vera passione per la musica e il ballo. Ortega dà il meglio di sé nell'organizzare spettacoli visivamente magnifici con un certo gusto anni '80 nei temi e nelle scelte musicali. Indubbiamente, il ritorno della moda di quel decennio non può che giovargli. Coerentemente con le passioni di Kenny, infatti, nel 2010 si attende il remake del film cult Footloose.

La filmografia di Kenny Ortega

Gli strilloni

Regia di: Kenny Ortega (1992)

Il film ci racconta le lotte degli strilloni nell'America della Grande Depressione che, tentano di non farsi strangolare dalla grande distribuzione e dai grandi magnati della stampa. I ragazzini sono decisi a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno e tentano, in tutti i modi, di ribellarsi a chi li vorrebbe tiranneggiare.

Cheetah Girls 2

Regia di: Kenny Ortega (2006)

La carriera musicale delle "Cheetah Girls" potrebbe decollare partecipando al festival di Barcellona. Scortate da due mamme, l'apprensiva Dorothea e l'intraprendente Juanita, le quattro amiche si imbattono nella cantante Marisol e in Lola, stravagante madre-manager che si accolla la gestione del gruppo..

High School Musical 3

Regia di: Kenny Ortega (2008)

Troy e Gabriella sono arrivati alla fine della high school e sono prossimi alla separazione, dovendo iscriversi infatti a due college diversi per proseguire i loro studi. Insieme ai loro amici di sempre decidono quindi di mettere in scena un musical che racconti tutte le loro aspettative e le loro preoccupazioni per il futuro, dando vita a uno spettacolo entusiasmante

Michael Jackson's This Is It

Regia di: Kenny Ortega (2009) (USA)

Cast: Michael Jackson, Nick Bass, Michael Bearden, Daniel Celebre, Mekia Cox

Foto, trama, attori, regista e collegamenti del film Michael Jackson's This Is It Michael Jackson muore in scena come in un dramma shakespeariano. Suicidio, overdose, arresto cardiaco? Il sesso, le (presunte) molestie, la fama. C'è tutto, come in un film hollywoodiano. C'è una grande villa, una stanza piena di indizi, un corpo nudo sul letto, la polizia che indaga, la folla che spinge fuori e oltre i nastri, l'autopsia, le (inverosimili) ipotesi del decesso, le esequie, quelle pubbliche e quelle private.

Muore così il 25 giugno a Los Angeles e a un mese dal suo concerto londinese, Michael Jackson, Re del Pop, che resisteva al tempo danzando. Ma il sadismo della stampa e dello spettatore vuole sopra ogni cosa che il morto resti in scena a ciondolare sul patibolo mediatico, senza il conforto di potersene mai davvero andare via. Corpo conteso, eredità (artistica e sostanziale) reclamata, immagine contestata, l'artista dell'Indiana non trova pace, ostinatamente e barbaramente esposto alla luce del racconto.

La sua vita e la sua morte vengono catturate e imbrigliate dentro una cronaca volgare e indecente. Poi arriva in sala Michael Jackson's – This is it di Kenny Ortega, si spengono le luci e inizia un altro film che potrete (e dovete) vedere in tutte le sale del mondo per quindici giorni. Poi verrà annullato, come un concerto in un giorno mesto di pioggia.

Diretto e prodotto da Ortega con il supporto della Fondazione Michael Jackson, il documentario pop del regista californiano è uno sguardo privato sul concerto che avrebbe, ci potete giurare, rivoluzionato l'arte dello stare in scena. Declinando l'approccio biografico, le interviste, gli sballi, le strade percorse o i negozi visitati, l'autore mette ai nastri di partenza una lucida, tirata e micidiale macchina del pop che si chiama(va) Michael Jackson, regalando ai suoi spettatori quello che sarebbe stato l'ultimo tour dell'artista e offrendogli un punto di vista (im)possibile su tutte le prove provate, sofferte, sudate.

Non appena Michael entra sulla scena, in giacca in silver e simultaneamente nera, meraviglia del découpage, gli occhi si spalancano e l'anima si desta. Adesso esistono soltanto il gesto, il volto, il corpo, la musica, la parola, il tono, l'emozione. Come il suo man in the mirror, Jackson risponde con uno sguardo d'intesa alla sua immagine speculare.

Da Bad a Thriller, da Billie Jean a Go to be there, da Smooth Criminal a I just can't stop loving you, M. J. si muove agile, esperto e sinuoso, battendo il tempo in un'esecuzione perfetta che provoca emozioni autentiche. Perché la bravura tecnica, come suggeriscono le coreografe addette alle selezioni dei ballerini che faranno corona intorno all'artista, non è sufficiente per concretizzare un sogno e raggiungere “la prima fila†nello show.

Soltanto undici ballerini proveranno la singular sensation in costumi dorati e cilindro, soltanto la prima linea accompagnerà Jackson sul palco e ne sarà la sua osservante e reverente emanazione, moltiplicata all'infinito come negli specchi di Chorus Line e grazie alla magia del green screen.
Dopo aver personalmente promosso gli elementi più meritevoli, l'artista avvia lo show, rigorosamente cronometrico e superbamente coreografico, costringendo la macchina da presa da creatrice dello spettacolo a spettatrice dell'esibizione.

Lo schermo diventa allora tutta una scoperta: M. J. allarga le braccia e muove le mani come un direttore d'orchestra in un teatro di marionette e di talenti, dentro uno spettacolo fondato sulla centralità della danza e di un artista in grado di avere vita sulla scena e di distruggere gli automatismi quotidiani del corpo, creando una diversa qualità di energia, visibile anche in situazioni di immobilità.

Dietro l'impressione di facilità e naturalezza, lo spettatore scoprirà una mania di perfezionismo assoluta ("Le prove servono a questo"), sempre nobile, sempre garbata.

Il momento più poetico è il virtuosistico assolo su Billie Jean, mentre ballerini e stelle stanno a guardare. Guardano espandersi il suo mito leggero e impalpabile, la dimensione espressiva della sua anima, la verità di un corpo che balla "ricomposto" (da Ortega) nel modo e nel luogo giusto. This is it. That is it.

Trama tratta da Mymovies